venerdì 24 aprile 2015

Tornare indietro, sui miei passi.

Spesso basta poco per far riaffiorare un ricordo, il ricordo di sè, di ciò che si era.
Ciò che ero. Non si trattava di una donna, una ragazza, felice, ma avevo imparato ad accettarmi. Anzi: avevo gettato le basi per potermi accettare, e punto a ricrearle, tornando sui miei passi.

Accettarsi non dipendeva solo da un aspetto -oggettivo- esteriore, ma anche, soprattutto, dalla consapevolezza ferrea che con la volontà (ferrea) avessi fatto di tutto, sano o meno che fosse, per giungere dove dovevo.


Prima di questo, tuttavia, c'era stato altro. Avevo raggiunto la meta, ero come dovevo, come volevo. Ma non sapevo capirlo. Non sapeva bastarmi. Così tra le rincorse frenetiche persi tutto.


Risalire la corrente, andare a ritroso, fino a tornare ancora lì, e questa volta capirlo. Questa volta apprezzarlo.


Il fine non giustifica i mezzi, ma ti stimola a trovarne di efficaci. A che prezzo non lo so ancora.

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